Era un po’ di tempo che desideravo scrivere qualcosa su quello che ritengo uno dei passaggi più belli e importanti del percorso della consulenza d’immagine: la ricerca dello stile.

Come spero di avervi fatto comprendere, la consulenza è fatta di vari step. I primi due, colore e Body Shape, sono assolutamente oggettivi, obiettivi e “scientifici”. Ovvero, quando dobbiamo stabilire quali siano i nostri colori “amici” o i migliori modelli adatti al nostro corpo, ci riferiamo a cose che poco attengono al gusto personale e ben di più a cose del tutto scientifiche come la teoria del colore e le illusioni ottiche.

Quando invece analizziamo la parte relativa allo stile al contrario, entriamo in un campo del tutto soggettivo dove la consulente, differentemente ai primi due step, viene guidata dalla cliente in un viaggio che arriverà molto in profondità.

Al di la delle numerose definizioni date del concetto di stile, mi sono spesso soffermata a riflettere su cosa può davvero significare nel mio lavoro curare lo stile di una persona che si rivolge a me.

In consulenza d’immagine, io credo fortemente, che lo stile non sia definibile in una frase che delimita qualcosa di preciso. Più lo si definisce racchiudendolo in confini determinati, meno gli si sta dando il suo reale valore.

In generale lo stile è ciò che ti caratterizza e che va ben oltre ciò che indossi. Riguarda il modo in cui indossi i capi.

Nel mio lavoro lo stile è ciò che sei. “Come dentro fuori” è la frase che probabilmente mi avrete sentito dire fino alla nausea, ma così è.

Nella classificazione delle tipologie femminili ci si sta sempre strette. E se Sex and the City, da buon “Manuale di Consulenza d’Immagine” ha tratteggiato quattro tipologie di donne, si potrebbe dire che una sola di loro si avvicina a ciò che io, nel percorso che faccio con le mie clienti, posso definire “stile”.

Perché lo stile, per me, c’è solo quando è indefinibile.

Prendiamo le quattro splendide creature di Sex and The City.

Samantha Jones, una donna libera, molto sensuale, attratta da tutto ciò che è lusso e piacere. Il suo è uno stile molto ben definito. Uno stile decisamente sexy e appariscente.

Charlotte York, è il suo opposto. Una donna molto tradizionalista, dedita alla casa e alla famiglia, vagamente infantile nel suo modo di comportarsi e nella scelta dei suoi outfit. Il suo è uno stile decisamente “Classico-Bon Ton”.

Miranda Hobbes, la classica donna in carriera, divisa tra famiglia e lavoro, sempre in movimento che necessita quindi di uno stile confortevole e autorevole. Il suo è un classico “Casual-Chic”.

Se le immaginiamo in una sessione di shopping, ognuna di noi saprebbe esattamente che cosa ognuna di loro sceglierebbe. E sono certa che non sbaglieremo di molto.

Infine c’è lei, Carrie Bradshaw, la nostra Carrie. Come incasellarla? In questo caso è molto più complicato. Potremmo dire che ha uno stile “Eccentrico, modaiolo, fashion”. Ma questi sono solo aggettivi che possono essere riferiti anche alle altre tre. In realtà lo stile di Carrie è il suo stile. Se la si isola da contesto, le si copre il viso, lei è assolutamente riconoscibile tra mille. E non perché ormai conosciamo a memoria ogni suo outift, ma perché il suo stile è fuso in lei.

Nella stessa sessione di shopping, credo che lei ci darebbe parecchio più filo da torcere. Perché per “sapere” cosa Carrie potrebbe scegliere, dovremmo conoscere lei, la donna, la persona, sapere tutto di lei.

Al contrario, per sapere che cosa sceglierebbero le altre tre ci è sufficiente andarci a cercare determinati modelli di abito.

La differenza è sostanziale. È un abisso.

Ecco cosa è per me lo stile: qualcosa di indefinibile, di intimo e personale. Qualcosa che chi osserva non sa  incasellare. Non può incasellare per il semplice fatto che è lo stile “Carrie”.

Come si arriva a questo? Esattamente con un percorso che, partendo dalle regole del colore e delle forme, arriva fino agli strati più profondi del proprio io.

La consulente d’immagine, se sa fare il proprio lavoro, ovvero se sa ascoltare, aiuterà chi ha di fronte a far emergere la persona. Solo così sarà in grado di creare, sempre insieme alla protagonista, uno stile che racconti ciò che davvero è. Che dica al mondo chi è.

Lo stile, siamo noi, e noi non possiamo essere incasellate. Poi chiaramente tutto è in un certo senso definibile. Ma è in realtà palese quando nell’immagine complessiva di una donna c’è uno studio o una riflessione personale e quando invece è ricerca di una divisa, di qualcosa che ci faccia riconoscere subito. È più semplice, meno faticoso. Anche per la consulente, vi garantisco. Ma quello non è stile secondo un percorso di valorizzazione di sé e del sé. È rassicurazione, certo. È riconoscibilità. Ma non è personalità, unicità.

Quando scegliete di farvi fare un abito da una sarta potete portare l’immagine presa da un giornale e chiedere di copiarla, oppure potere chiedere un pezzo solo vostro, solo per voi. Qualcosa che avrete voi e nessun altro.

Ugualmente nella consulenza d’immagine: potete scegliere di essere incasellate nelle tipologie di donne che qualcuno ha descritto e delineato per voi, oppure potete scegliere di trovare il vostro stile, il vostro “come dentro fuori”.

Il primo è un percorso indubbiamente rassicurante, il secondo è una scommessa. Su voi stesse.

PH (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

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